La pasticceria, come tutte le arti, ha subito innumerevoli ed impressionanti cambiamenti nel corso della storia, arricchendola allo stesso tempo di profumi e sapori che, secolo dopo secolo, hanno affinato anche il nostro palato.

dolcettiLe prime elaborazioni dolciarie, prevalentemente frutto di un sapiente miscuglio di sapori dolci e salati, sono nate dalla manipolazione del pane ed erano riservate esclusivamente alle grandi solennità.

Nel mondo greco e romano i dolci erano preparati con uova, farina di grano o avena, latte, miele e vino e farciti con mandorle, datteri, fichi, mele cotogne, noci e formaggi molli.

I dolcetti casalinghi più frequenti sembrano essere stati i datteri ripieni di noci o mandorle, che tutt’oggi si regalano nel sud Italia e nel bacino del Mediterraneo specie in occasione del Natale.

spezieUna prima vera svolta arrivò dopo l’anno Mille, grazie ai mercanti arabi, con le loro spezie, distillati e aroma degli agrumi. Si assistette ad un uso sempre più diffuso di cannella, zenzero, riso, sesamo, noce moscata e chiodo di garofano.

Un’evoluzione importante nell’arte della pasticcera e del gusto si manifestò a fine Cinquecento: prima grazie alla maggiore disponibilità di zucchero, poi per l’affermarsi di creme, cioccolate, pasta frolla e pasta sfoglia.

Le torte che ora conosciamo e riconosciamo risalgono solo alla fine del Seicento. Le torte con l’impasto di burro, invece, si affermarono ai primi del Settecento, mentre si dovette attendere l’inizio dell’Ottocento per godere delle  torte a base di uova e cioccolata.

I dolci però, fino ad allora, erano riservati soprattutto alle classi nobili.

Anche in questo caso, la rivoluzione industriale cambiò le carte in tavola, e i dolci si imposero sulle tavole di ogni ceto sociale.

Per quanto riguarda noi italiani, un sondaggio condotto da Renato Mannheimer, sociologo e sondaggista, rivela che siamo un popolo prevalentemente di golosi (per il 65%), che però presta attenzione a non esagerare per paura di mettere a repentaglio “la linea”.

Quasi la metà degli intervistati, infatti, pur essendo goloso, limita il consumo di dolci per non ingrassare o perché attento ad una dieta il più possibile salutare.

A modo loro, i dolci accomunano e uniscono tutta l’Italia. Nelle sue peculiarità e differenze, il Belpaese è la terra natia di moltissimi dolci, sparsi in tutto il suo territorio come nel mondo.

Si pensi al tiramisù: nelle sue mille sfumature e varianti, tutti gli italiani amano trovare sulle proprie tavole una fetta dell’invidiato dessert a base di savoiardi inzuppati nel caffè e ricoperti di una crema, composta di mascarpone, uova e zucchero.

Le origini di questo dolce sono dibattute e vengono attribuite principalmente a Veneto e Friuli-Venezia Giulia, non essendoci attestazioni storiche precise.

Sono proprio queste due Regioni che negli ultimi giorni stanno combattendo una vera e propria guerra per arrogarsi la paternità del dolce.

A segnare il primo punto, la regione Friuli che ha inserito l’invidiato dessert nella lista dei “Prodotti agroalimentari tradizionali” (Pat).

Una mossa, questa del riconoscimento dell’originalità territoriale, che ha suscitato non poche reazioni, soprattutto da parte del governatore del Veneto Luca Zaia, sicuro dell’origine veneta, trevigiana per la precisione, del dolce.

«L’iter – ha esordito Zaia – prevede che una volta ricevuta la richiesta di riconoscimento di un prodotto, il Ministero faccia una audizione e senta i controinteressati per sentire se hanno qualcosa da dire. Noi, invece, di questa storia del tiramisù friulano l’abbiamo saputo dagli organi di stampa. Se il Ministro non sospende il decreto non mi resta che trascinarlo in tribunale».

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