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Molti di noi hanno vissuto la propria infanzia in compagnia dei nonni, pronti sostituti di genitori lavoratori.

Chi più severamente, chi meno, abbiamo tutti imparato una disciplina, un modo di essere trasmessoci con pazienza e amore.

Ci sarà capitato di piangere, perché insoddisfatti o semplicemente capricciosi, ma non c’era pianto o lamentela che tenesse.

Di questo, le nuove generazioni, che ne sanno?

Andare a fare la spesa, giocare al parco giochi, fare colazione sono diventate tutte azioni scandite dal bip di uno smartphone o di un tablet.

Sin da piccoli, i nativi digitali sono stati inseriti nel mondo con un apparecchio elettronico incorporato.

Ogni capriccio o pianto viene bloccato sul nascere, sostituendo qualsiasi mancanza con un nuovo giocattolo, lo smartphone.

Non esiste più un’età minima per avere accesso a videogiochi o internet: la nuova tata è la tecnologia.

I genitori impegnati lasciano che ad occuparsi dei propri figli sia il web.

bambini e smartphone

Bambini assenti, persi nel mondo della fantasia cibernetica, prigionieri solitari.

Se l’arrivo della televisione aveva portato scalpore e dissenso, perché privava lo spettatore di un punto di vista critico, rendendolo schiavo delle immagini e delle informazioni trasmesse, ora il web, a contatto già con i bambini, gli  “echo baby boom” , rivela essere un’altrettanta pericolosa compagnia.

Ma non è un mondo tutto nero, sia chiaro. Molti studi, infatti, evidenziano come l’uso non esagerato anche dei videogiochi, soprattutto per i bambini, favorisca l’abilità cognitiva e motoria, migliori i tempi di reazione alle situazioni e sviluppi la coordinazione visivo-manuale, creando una generazione multi-schermo dalla capacità trasversale di impiegare i media digitali, anche contemporaneamente, in maniera personalizzata.

D’altra parte però, la sovraesposizione alle informazioni e agli stimoli visivi dei giochi, soprattutto di quelli violenti, senza filtro né protezione né assistenza da parte dei genitori, può comportare conseguenze concrete anche a lungo termine. 

Trascorrere più di un’ora di fila di fronte allo schermo può portare a:

  • nomofobia, ovvero la paura di rimanere sconnessi dalla rete, una patologia che provoca sensazioni simili agli attacchi di panico
  • aggressività nel bambino
  • disturbi del sonno, soprattutto se la sovraesposizione è serale
  • problemi posturali e patologie della colonna vertebrale
  • qualche forma di alienazione sociale e disinteresse per gli impegni, per le relazioni sociali ed amicali se si preferisce il videogioco all’interazione con gli altri
  • disturbi dissociativi

La soluzione non è tanto il tener lontano i figli dalla tecnologia, ma prendere coscienza del fatto che, come per ogni realtà, anche quella tecnologica va dosata, anche in virtù dell’età stessa dei bambini.

A nessuno piace sentire o far piangere un bambino, ma la soluzione non deve essere l’uso del web e dei videogiochi: bisogna responsabilizzarsi in prima persona.

Il primo passo è dare il buon esempio, cercare di non usare con frequenza gli apparecchi elettronici davanti al bambino, poiché egli apprende da noi gli “usi e costumi”.

Dobbiamo tornare a giocare con i nostri figli, parlare con loro, mostrargli un mondo diverso e più interattivo di quello messo a disposizione dalla tecnologia, di cui, noi stessi, li rendiamo dipendenti.