Corsi falsi? Ecco la verità

corsi falsi: tutta la veritàSiamo stati ingiustamente accusati di promuovere corsi falsi: ecco come sono andati realmente i fatti

 

Corsi falsi, condannati – Il Gazzettino

03 feb. 2017 – … stato: ieri mattina, infatti, Maurizio Bigioni, 49 anni, nato a Rieti, fondatore dell’agenzia formativa Dante Alighieri, e Sofia Grazioso, 41 anni, …

Articolo del gazzettino

In riferimento a questo terribile episodio che ci vede purtroppo protagonisti, con il presente comunicato, intendiamo far luce su come, in realtà, siano andati i fatti, assumendoci, ovviamente, tutte le responsabilità del caso.

Premesso che la condanna è di primo grado e, come da nostro diritto, faremo ricorso con tutte le nostre forze visto, che riteniamo assolutamente ingiusta e vergognosa tale condanna. Veniamo però ai fatti.

Circa dieci anni fa, due ragazze di nazionalità albanese, in due momenti diversi e ben distinti, sono venute presso la nostra sede e hanno deciso di iscriversi, rispettivamente ai nostri corsi di parrucchiera ed estetista, sottoscrivendo regolare contratto di iscrizione.

Successivamente, in corrispondenza delle prime scadenze per i rispettivi pagamenti, entrambe si sono rifiutate di pagare il dovuto, inviandoci una raccomandata per i rispettivi contratti, comunicandoci la loro intenzione di voler recedere dal relativo contratto.

Va assolutamente detto che per legge, allora come oggi, nella transazione commerciale conclusa all’interno dei locali commerciali, il consumatore, in caso di ripensamento, non ha assolutamente diritto alla restituzione di quanto pagato o alla più frequente sostituzione del bene con un altro di maggior gradimento.

Ciò in quanto, seppure il consumatore venga da sempre considerato “soggetto debole”, in questa genere di circostanze l’ordinamento non riconosce una tutela tale da consentire che ESSA SI RIASSUMA IN UN DANNO INGIUSTO NEI CONFRONTI DEL PROFESSIONISTA, CAGIONATO DALL’AVVENTATEZZA DEL CLIENTE. Affermare così che, in termini assoluti, il consumatore abbia diritto al recesso per il sol fatto di essere consumatore non è solo inesatto, ma è anche contro legem.

Per chi volesse approfondire l’argomento ecco i riferimenti normativi validi già all’epoca dei fatti:

  • 1373 Codice Civile;
  • Lgs n. 206/2005 “Codice del consumo”

Ciò chiarito, come da nostro diritto, abbiamo quindi inviato alle due iscritte le rispettive raccomandate comunicando loro che non potevamo accogliere la richiesta di recesso e contestualmente richiedendo di procedere con i pagamenti a noi spettanti.

Nell’invio di queste raccomandate, purtroppo, a causa di una nostra leggerezza e poca attenzione, in quella singola circostanza, abbiamo fatto uno scambio di busta. Così facendo le abbiamo, di fatto, messe nelle condizioni di conoscersi (cosa che fino a quel momento non si era mai verificata pur essendo della stessa nazionalità e pur vivendo entrambe nella provincia di Rovigo) e di allearsi contro di noi. Lo scambio di buste e di comunicazioni è stato da loro stesse dichiarato in sede di dibattimento e quindi è agli atti.

A seguito di questo banalissimo nostro errore (cioè lo scambio di busta) le due ragazze, invece di comprendere che comunque dovevano corrispondere il costo del corso che avevano acquistato presso i nostri locali commerciali, decidevano di rivolgersi ad un avvocato e di denunciarci muovendoci l’accusa di averle truffate, come risulta dagli atti.

Queste le accuse:

  • Abbiamo “truffato” le due corsiste e quindi i nostri sarebbero dei corsi falsi perché, a detta del loro avvocato, l’annuncio che pubblicizzava il corso di estetista era “ingannevole”.
  1. Peccato che l’avvocato, nella sua attività accusatoria in sede di dibattimento, ha avuto l’accortezza di presentare al Giudice tale annuncio prendendone solo una parte e tralasciando tutto il resto del testo che contestualizzava quanto da lui riferito. Così facendo ha trasformato il contenuto dello stesso rendendolo un messaggio ingannevole.
  2. A nulla è servito produrre al Giudice l’intero messaggio pubblicitario dove, era chiaramente ben leggibile che, il nostro corso era utile per il solo lavoro alle dipendenze e chi avesse voluto aprire il proprio centro estetico (o salone di acconciatura), a seguito del nostro corso, avrebbe dovuto aver maturato tre anni di lavoro alle dipendenze più 300 ore di corso regionale (corso abilitante).
  • Abbiamo “truffato” le due corsiste di nazionalità albanese e quindi i nostri sarebbero dei corsi falsi perché, a detta del loro avvocato, in fase di colloquio, sono state invitate in una SEDE della nostra Agenzia invece che comunicare tutto solo al telefono (svolgimento del corso, sbocchi di lavoro, materie di studio, impegno, docenti e loro curriculum, ecc.). Questo lo avremmo fatto, sempre secondo l’avvocato dell’accusa, per “intrappolare” le due corsiste e impedirgli di recedere dal contratto.
  1. Sembra strano, e quantomeno imbarazzante, doversi giustificare su questo punto, ma viste le accuse che ci sono state mosse, diventa doveroso farlo. Se In Italia aprite una ditta, una società, un’azienda, uno studio, state ben attenti a NON invitare nella Vostra sede i Vostri clienti o potenziali tali. Come pare di aver imparato a nostre spese, secondo la teoria dell’avvocato, dovrete spiegare tutti i Vostri servizi o prodotti rigorosamente al TELEFONO, altrimenti ricordatevi bene che potreste fare la nostra fine! A parte la battuta (scusateci, ma cerchiamo di sdrammatizzare la situazione assurda in cui viviamo da mesi) ci sembra veramente inammissibile che un’azienda come la nostra, con quasi 30 anni di attività, con più di 20 sedi in Italia e 30 dipendenti regolarmente assunti, si debba difendere anche da una simile accusa! Ci sorge comunque spontanea una domanda: Lei, egregio avvocato dell’accusa, i Suoi clienti dove li riceve? Per caso nel Suo ufficio oppure spiega ai Suoi clienti le cause per telefono? Oppure, se un Suo cliente non la paga, non invia un sollecito di pagamento? E non arriva semmai a rivolgersi a società per il recupero crediti? O meglio ancora, in casi di pagamenti importanti, non intenta una causa contro il Suo cliente per vedersi pagato il dovuto? E se difende un’azienda, non invia, per caso, un decreto ingiuntivo? Quindi, ci viene logico pensare, se lo fa Lei per difendere la Sua attività è lecito farlo, se lo facciamo noi per difendere la nostra non è più corretto farlo!
  • Abbiamo “truffato” le due ragazze di nazionalità albanese e quindi i nostri sarebbero dei corsi falsi perché, sempre a detta del loro avvocato, la nostra Agenzia Formativa, a suo tempo, era ben pubblicizzata nelle Pagine Gialle, sotto la voce “SCUOLE” ingannando, oltremodo, le due ragazze.
  1. Peccato che all’epoca (ricordiamo che stiamo parlando di fatti accorsi ormai dieci anni fa) e neppure adesso, a Badia Polesine, non esistevano altre agenzia private di formazione. In tutta onestà e neanche con la più fervida immaginazione possibile (e vi possiamo garantire che ne abbiamo a iosa) l’essere catalogati sotto la voce “scuole” di Badia Polesine non pensavamo ci potesse portare a tanto! Corre l’obbligo ricordare che la voce “Agenzie private di formazione” a Badia Polesine, come per altre città d’Italia, nelle Pagina Gialle dell’epoca (e forse anche di oggi) neppure era contemplata! Per cui, anche non volendo, saremmo stati inseriti sempre sotto la voce “scuole” in quanto la più affine a quella che è la nostra attività come logica vuole che sia. Al di là di questo aspetto che, sinceramente appare quantomeno imbarazzante dover spiegare, l’accusa ha lasciato intendere che la nostra Agenzia inserendosi sotto la voce “scuole” di Badia Polesine, abbia (sin dalla sua fondazione) messo in atto tale strategia per poter incastrare le due corsiste di nazionalità albanese. Detto questo, condividerete con noi che è opportuno tralasciare ogni sorta di commento e che è meglio andare avanti con l’analisi delle accuse che ci sono state mosse….
  • Abbiamo “truffato” le due ragazze di nazionalità albanese e quindi i nostri sarebbero dei corsi falsi perché, sempre a detta del loro avvocato, ci siamo “approfittati” del fatto che non sapevano parlare la lingua italiana e quindi non sapevano, di fatto, ciò che avevano firmato e le condizioni del nostro servizio formativo.
  1. Su questo punto dovremmo soffermarci veramente tanto, ma ci limitiamo a rispondere nel seguente modo. Prima di tutto va detto che se una persona decide di andare a vivere in un Paese straniero, dovrebbe, quantomeno, essere sua premura imparare la lingua e le leggi che lo regolamentano, ma qui ci troviamo in Italia dove, se nelle nostre scuole statali (ad esempio) ci chiedono di togliere il crocefisso noi lo togliamo, e così via!!! Fatta questa doverosa precisazione, ci chiediamo come mai, se le ragazze non conoscevano la lingua Italiana, hanno deciso di iscriversi ai nostri corsi di formazione?! Ci sembra scontato che in un qualsiasi corso si debba studiare, giusto? Oppure anche in questo sbagliamo? Quindi in momenti diversi, lo ricordiamo, le ragazze pur non conoscendo la nostra lingua, riuscivano a leggere la pubblicità dei nostri corsi, riuscivano a contattare telefonicamente la nostra Agenzia, riuscivano a fissare un colloquio (che, come emerso in sede di dibattimento, a loro stesso dire è durato rispettivamente un’ora e trenta per una e due ore circa per l’altra), entrambe riuscivano a farsi accompagnate da un loro conoscente (rispettivamente dal marito e dalla sorella)! Ci chiediamo dunque, visto che nel dibattimento loro stesse affermano le durate dei loro colloqui, di cosa avranno mai parlato per tutto quel tempo se non della durata del corso, dei docenti con la presentazione dettagliata dei loro curriculum, del metodo di studio da noi adottato, dei possibili sbocchi di lavoro futuri, della presentazione della nostra Agenzia, dell’impegno che richiedevamo (e richiediamo) ai nostri studenti e così via?! Certamente, in un’ora e trenta, non ci siamo raccontati delle barzellette o non abbiamo parlato delle previsioni del tempo ma, al contrario, abbiamo BEN informato le due corsiste (e i rispettivi accompagnatori) su tutto ciò che comportava frequentare i nostri corsi esattamente come facciamo dal lontano 1991 (anno in cui abbiamo iniziato ad organizzare corsi ed iscrivere migliaia di studenti ai nostri servizi su tutto il territorio italiano). Quindi, quello che appare molto strano e poco credibile è perché le ragazze, improvvisamente, hanno cominciato a negare di conoscere la lingua italiana quando invece, durante il colloquio, la parlavano e comprendevano benissimo? In ogni caso, provate ad andare in Inghilterra oppure in Germania, provate ad iscrivervi ad un corso qualunque, poi, asserendo di non comprende la loro lingua, provate a non pagare il corso e poi vediamo cosa Vi succede!

Stranamente, e in perfetta contraddizione, dal dibattimento è emerso che, una di loro, nel momento della propria iscrizione al corso tramite nostra procedura interna, ha rilasciato una dichiarazione, con la propria grafia, di sapere leggere e scrivere la lingua italiana.

  • Abbiamo “truffato” le due ragazze di nazionalità albanese e quindi i nostri sarebbero dei corsi falsi, perché a detta del loro avvocato, nel contratto di iscrizione era scritto “diploma di specializzazione” e non “attestato”.
  1. Nel dibattimento, è stato chiesto più volte alle corsiste di cosa si fosse parlato nel colloquio, ma molto stranamente nessuna delle due ricordava quasi niente SALVO, ricordare (e molto bene), che a loro dire il nostro diploma sarebbe stato riconosciuto per aprire le rispettive attività in proprio! Ci spiace dover smentire anche questo punto. Infatti, nel contratto sottoscritto da entrambe, è riportato nero su bianco quanto segue: “diploma di specializzazione di natura privata NON valido per l’apertura della propria attività”. Ora, sempre assumendoci le responsabilità di quanto stiamo dichiarando, sfidiamo chiunque ad affermare che, con tale frase e simile chiarezza, si sia volutamente ingannato le studentesse! Sinceramente ci stiamo ancora chiedendo, come mai, il Giudice possa aver commesso un simile errore di valutazione. Ovviamente anche i contratti firmati dalle due corsiste sono agli atti e quindi in possesso del Giudice.

PRECISAZIONI

  • Premesso che i suddetti corsi di estetista e parrucchiera sono stati frequentati fino ad oggi da diverse centinaia di persone e che molte delle nostre corsiste (in quanto la percentuale femminile per questi corsi rappresenta quasi il 100% delle iscrizioni) hanno anche trovato regolare impiego nelle figure suindicate, a riprova che nulla di ingannevole rientra o rientrava nella nostra attività, abbiamo prodotto al Giudice una lista molto ampia di studentesse che nello stesso periodo hanno frequentato gli stessi identici corsi ma, con nostro stupore, è stato poi deciso di convocarne e sentirne solo una di loro che, corre l’obbligo evidenziarlo, ha difeso con orgoglio la nostra Agenzia e nulla dichiarava contro di noi, anzi! Ci chiediamo come mai il Giudice non abbia ritenuto opportuno ascoltarne qualche altra a sua insindacabile scelta tra le decine di alunne che hanno altresì terminato con successo e piena soddisfazione i suddetti corsi (avendo provveduto al regolare pagamento dei costi previsti da contratto).
  • Dal dibattimento è emerso che, a dire delle due corsiste e del loro avvocato, la nostra Agenzia non avrebbe potuto garantire l’espletamento della parte pratica a seguito della conclusione della formazione teorica. Tale aspetto viene puntualmente negato in modo palese in quanto la normativa vigente all’epoca in materia di tirocini non poneva alcun tipo di obbligo per il partecipante di possedere il diploma di terza media e, se le corsiste avessero frequentato i corsi acquistati, saremmo stati sicuramente in grado di inserirle in struttura così come da sempre facciamo con diverse centinaia di studenti ogni anno. A riguardo, vogliamo sottolineare che all’epoca dei fatti (stiamo parlando di dieci anni fa quando la normativa era diversa da quella odierna), la nostra Agenzia di formazione operava in convenzione, per l’attivazione dei suddetti tirocini, con un ente accreditato presso la Regione Veneto e (di cui abbiamo fornito debita documentazione al Giudice) e, pertanto, non avremmo avuto alcuna difficoltà ad attivare i suddetti tirocini anche per le due studentesse di nazionalità albanese (come avvenuto nel corso del tempo con tanti altri nostri corsisti per questi e altri corsi a catalogo).
  • Dal dibattimento è emerso che una delle due “corsiste”, una volta aver disdetto il nostro contratto, si iscriveva immediatamente ad altra scuola NON riconosciuta con sede a Rovigo. Non occorre una laurea per cogliere questa gravissima contraddizione. Infatti, come mai prima ci vengono sollevate accuse infamanti sul fatto che il nostro titolo non è valido per l’apertura della propria azienda e poi, immediatamente dopo, una delle due studentesse si iscrive ad un’altra scuola privata e che non rilascia il titolo riconosciuto per aprire la propria attività? E poi, la storia che non comprendevano la lingua Italiana ce la siamo dimenticata? nell’altra scuola, che conosciamo benissimo, in quanto nostra concorrente, il corso di parrucchiera glielo ha erogato in lingua albanese?

Si ricorda inoltre che un capo di imputazione della controparte era proprio il NON riconoscimento del nostro titolo di studio finale e che, a detta delle “studentesse,” in fase di incontro conoscitivo e iscrizione, fu “venduto” per corso riconosciuto! Logico quindi chiedersi come mai le due ragazze recedono dal nostro corso perché NON riconosciuto per poi iscriversi (una di loro soltanto, lo ricordiamo) decide di iscriversi ad altro corso sempre non riconosciuto!

  • Sempre dal dibattimento è emerso in un primo momento che la ragazza iscrittasi poi ad altra scuola NON riconosciuta, faceva tale scelta, a suo dire, solo perché era più conveniente ECONOMICAMENTE (lo afferma lei nell’interrogatorio); ma poco dopo “ritratta” affermando di aver inviato il recesso perché il nostro corso non le dava la possibilità di aprire la sua attività in proprio. Affermazione che, palesemente, va in contraddizione da quanto affermato precedentemente ma, purtroppo per noi, a poco è valso farlo notare al Giudice in quella sede.
  • Dal dibattimento è emerso lo stesso atteggiamento del “non ricordo il funzionamento dei corsi” sia da parte di entrambe le corsiste che da parte dei rispettivi accompagnatori al colloquio (marito per una e sorella per l’altra). Stranamente, però, tutti e quattro ricordavano benissimo che gli fu detto, da parte di Grazioso Sofia, che il titolo rilasciato era riconosciuto! Ovviamente è più semplice dire di ricordare una sola cosa e “dimenticare” tutte le altre, piuttosto che ricordarle tutte e mettersi nella condizione di poter essere puntualmente smentiti! Nonostante questa loro strategia di attacco alla nostra Agenzia, le due corsiste e i rispettivi accompagnatori si sono smentiti più e più volte, anche in maniera piuttosto plateale (ci permettiamo di dire) ma, essendo consumatrici, disoccupate e di nazionalità non italiana, hanno potuto avere la meglio sulla parte “forte” rappresentata dalla nostra stimata Agenzia.
  • Si precisa che la Sig.ra Sofia Grazioso, da quando lavora per noi, avrà iscritto ai nostri corsi più di 3.000 persone senza che nessun tipo di problema venisse riscontrato. È dunque la prima volta in assoluto, dopo tanti anni di onorata carriera, che si trova in una situazione così incresciosa. Stessa cosa possiamo dire che vale per la nostra storica Agenzia e vale forse la pena ricordare ancora una volta che siamo sul mercato dal 1991!
  • Dal dibattimento è emerso che, ad oggi, nessuna delle due “corsiste” ha aperto né un salone di acconciatura né un centro estetico! Ma, stranamente, una di loro, nell’interrogatorio afferma che OGGI SVOLGE ATTIVITÀ DI PARRUCCHIERA regolarmente assunta con una formazione, ci preme ricordare, che le è stata data da una scuola privata che, a livello legale, rilascia lo stesso identico titolo privato che rilasciamo noi. In un Paese normale e civile, basterebbe questo per chiudere ogni tipo di discorso. Come può una persona affermare che non comprendeva l’italiano e poi dire che ha frequentato con successo un’altra scuola per parrucchieri in Italia praticamente nello stesso periodo? Come mai ha scelto nuovamente una scuola privata? Come è riuscita a trovare pure lavoro?
  • Dal dibattimento è emerso, come già detto, che le “studentesse” all’epoca dei fatti, non conoscevano la lingua Italiana ma, stranamente, rispondevano ai nostri annunci che pubblicizzavano i suddetti corsi, telefonavano per fissare un colloquio presso la nostra sede di Badia Polesine e, a seguito delle spiegazioni ricevute, decidevano di iscriversi ai rispettivi corsi VERSANDO ANCHE LA QUOTA DI ISCRIZIONE. Oltre a questo, che appare già miracoloso per chi, a suo piacimento, dichiara di non capire l’italiano, andavano anche a decidere la rateizzazione degli importi. Ovviamente questi documenti sono agli atti e consegnati al Giudice.
  • Anche i rispettivi “accompagnatori” delle due iscritte, dichiaravano, ovviamente per convenienza, e spudoratamente, che, al momento della stipula dei contratti, non “capivano” ciò che stessero facendo.
  • Dalla documentazione si evince che una corsista recedeva dal nostro contratto motivando (all’epoca dei fatti) che lo stesso recesso avveniva per motivi di “disoccupazione” e non per raggiro o truffa … salvo poi, nel dibattimento/interrogatorio (a distanza di dieci anni), cambiare completamente versione!
  • L’altra corsista, invece, come risulta dal dibattimento, ha rinunciato al corso perché ha compreso, in un secondo momento, che non le sarebbe servito per il suo permesso di soggiorno e non quindi perché ritenuto NON VALIDO PER L‘APERTURA DELLA PROPRIA ATTIVITÀ!
  • Come detto, dal dibattimento è emerso che i colloqui di iscrizione siano durati: il primo un’ora e trenta minuti e il secondo quasi due ore! Salvo poi affermare che la Sig.ra Sofia Grazioso non avrebbe spiegato come funzionava il corso, la validità del titolo di studio rilasciato, come si sarebbe svolto il tirocinio, il nostro regolamento, ecc. Viene da chiedersi di cosa avranno parlato per così tanto tempo! È chiaro invece che la Sig.ra Sofia Grazioso, così come fa da ben 16 anni, spiega approfonditamente ogni aspetto del corso e fornisce informazioni precise e professionali su tutto il percorso formativo scelto dall’interessato al corso.

Cosa abbiamo imparato da quanto accaduto e com’è l’Agenzia oggi  

A seguito di questa ingiusta sentenza, non nascondiamo che di primo acchito abbiamo ipotizzato di poter togliere la possibilità di iscrizione ai cittadini di nazionalità non italiana, ma poi, ragionandoci a mente fredda (per quanto possibile, dopo una simile “batosta”), siamo ritornati sui nostri passi e abbiamo deciso di continuare a dare un’opportunità a tutti anche per non fare di tutta un’erba un fascio! Infatti, per fortuna, moltissimi nostri iscritti stranieri ci ringraziano per la pazienza dimostrata nel seguirli con premurosa attenzione durante tutto il loro percorso formativo con la nostra Agenzia e per la nostra costante professionalità.

Si dice che “ciò che non ti uccide ti fortifica”, e noi lo confermiamo!!! Da allora la nostra Agenzia ha fatto passi da gigante, ha potenziato tutti i propri corsi portando docenti del calibro degli chef Gianfranco Vissani, Fabrizio Ferrari, Gaetano Simonato e Gionata Bignotti, il sommelier Giuseppe Vaccarini, il bartender pluricampione del mondo Bruno Vanzan e il campione italiano Matteo Beluffi, il Dott. Nicola Sponsiello, il quattro volte campione del mondo di pizza Giuseppe Lapolla, il Maestro Fabio Albanesi presidente dei panificatori di Roma e vincitore del Guinness World Record, i pasticceri campioni del mondo Emanuele Forcone e Francesco Boccia e il Maestro Ernesto Milani. In futuro certamente si aggiungeranno altri importanti nomi illustri del firmamento stellato del loro settore di appartenenza. Stiamo lavorando alacremente in questa direzione e ci auguriamo quanto prima di vedere i risultati di un simile importante lavoro.

Da allora abbiamo riprogettato tutti i corsi, abbiamo realizzato nuove video lezioni registrando tutto in alta definizione e appoggiandoci a professionisti per il montaggio, abbiamo potenziato la nostra piattaforma e-learning con molte funzioni rispetto alla precedente e abbiamo pensato a nuovi servizi integrativi per gli studenti (es. conseguimento delle certificazioni obbligatorie sulla sicurezza e per la manipolazione degli alimenti e delle bevande, certificazione dell’ECDL e della lingua inglese, ecc. in base alle diverse esigenze per ogni singola figura professionale). Per coloro i quali non “gradiscono” i corsi con la sola formazione a distanza, abbiamo organizzato corsi in presenza e ne stiamo progettando sempre di nuovi anche presso il nostro personale laboratorio di Verona che vanta ben 600mq di modernissime attrezzature, con la possibilità di alloggiare presso il nostro soggiorno studi con camere adatte per accogliere gli studenti fuori sede. In breve, per tutti i nostri studenti abbiamo inserito servizi di formazione veramente innovativi e molto efficaci.

Per tutti i cittadini di nazionalità non italiana e per tutti i nostri corsi, abbiamo inserito la possibilità per il partecipante di frequentare anche corsi di italiano per stranieri con rilascio di certificazioni riconosciute.

Da molti anni, oramai, proprio per evitare certe situazioni, la nostra Agenzia, conclude le proprie iscrizioni ai vari corsi con una severa selezione delle candidature che termina con un’intervista scritta fatta appositamente al nuovo corsista per verificare se, in fase di colloquio preliminare, ci siano state incomprensioni di qualsiasi genere o altro. Ovviamente l’intervista è un documento scritto e compilato personalmente a mano dal nuovo partecipante ai nostri corsi di formazione. Da molti anni tutti i nostri informatori didattici seguono corsi di formazione organizzati appositamente per fornire le giuste e corrette informazioni a tutti gli utenti interessati ai nostri servizi.

A dimostrazione che non abbiamo nulla da nascondere e che il nostro lavoro si svolge, da sempre, alla luce del sole e con la massima chiarezza, facciamo leggere ad alta voce direttamente al nuovo iscritto il contratto di iscrizione prima delle firme (provare per credere!).

Per dare serenità a tutti, oltre ai vari accreditamenti, abbiamo volutamente cercato ed ottenuto l’accreditamento ad AVEDISCO ente no profit proprio a tutela del consumatore, e quindi Vostra, che sorveglia e controlla in modo costante tutte le nostre attività. Al momento, in Italia, siamo l’unica agenzia di formazione ad avere un tale e importante accreditamento.

CONCLUSIONI

Non è nostro obiettivo quello di sviolinare o convincere nessuno. La sentenza, purtroppo per noi, c’è stata; ma la conserviamo come importante lezione. Non perché riteniamo di aver truffato qualcuno (tanto è vero che ricorreremo in appello per trasformare la condanna in assoluzione), quanto perché riteniamo che ciò che è accaduto ci ha insegnato molto. Va però ricordato che i giudici non sono infallibili. Certamente non ci vogliamo paragonare a quel caso che ha fatto storia, ma è giusto ricordare forse quanto accorso al celebre presentatore Enzo Tortora sapendo tutti come andò poi a finire.

Una cosa è certa, la Sig.ra Sofia Grazioso è una persona onestissima, corretta all’inverosimile, esercita la professione di informatrice didattica per la nostra Agenzia da più di 16 anni e, certamente, non meritava una condanna del genere. D’altra parte, per lei è stato molto difficile, se non impossibile, difendersi avendo ben quattro persone che, sotto l’esperta guida dello stesso avvocato, affermavano le stesse identiche cose. Il portare a casa la vittoria per loro del primo grado di giudizio con una simile situazione era quasi scontato.

Nella speranza di aver chiarito la nostra posizione a seguito di questa incresciosa situazione, ci auguriamo che possiate aver compreso quanto tutto ciò ci abbia profondamente turbato e ci auguriamo di poterVi continuare a fornire i nostri servizi, come sempre abbiamo fatto dal 1991!

La Direzione

Pin It on Pinterest

Share This